05 Giugno 2010
Questa è l’opera più significativa per il futuro economico del nostro territorio Dove andremo a farla?
GROSSETO. «Se i ritrovamenti sono così grandiosi, la soprintendenza tiri fuori i soldi per fare gli ulteriori scavi, lì a Braccagni così come a Roselle».
Il presidente della Provincia, Leonardo Marras è seccato da quanto accade a Braccagni. Marras non ce l’ha tanto con la Soprintendenza, quanto con chi preme, e magari usa gli argomenti della Soprintendenza, per lottare contro il polo logistico. Ma il presidente della Provincia fa capire che non mollerà. «Francamente - dice - non ho idea di che cosa succederà, staremo a vedere.
Ma certo il progetto della piattaforma logistica riguarda l’infrastruttura più significativa che si possa pensare, nel prossimo futuro, per lo sviluppo economico di questo territorio. Se non sarà possibile lì - dice anche lui, come Bonifazi - vederemo di farlo da un’altra parte dove ci siano, però, sia la futura autostrada che la ferrovia. Tutte le altre localizzazioni lontane dal Madonnino però - sottolinea Marras - sono meno interessanti per lo sviluppo dell’aeroporto da un punto di vista del traffico merci».
Non che Marras non sia consapevole della delicatezza della questione. E non solo per i ritrovamenti archeologici. «Dove collocare il polo logistico, a prescindere dai ritrovamenti, è un esercizio difficile, perché siamo in un contesto delicato: anche l’affaccio da Montepescali è importante. Naturalmente nessuno si immagina di non prendere in considerazione un’emergenza archeologica, ma bisogna che si riconosca anche un interesse generale superiore che è quello dello sviluppo».
Anche Marras è preoccupato da posizioni ideologiche, più che dai dati oggettivi dell’archeologia. «C’è chi si muove - dice - sull’onda della paura di una realizzazione che vada contro l’interesse della comunità, ma prima di esprimere giudizi invito i cittadini ad attendere che sia spiegato loro cosa le istituzioni hanno intenzione di fare e che valore ha per lo sviluppo del territorio... Se poi non si potrà rendere compatibile il polo con quell’area, la tirrenica è lunga. Ma altre localizzazioni costringono i trasportatori a fare chilometri in più: è maggiore impatto ambientale, sono maggiori costi, significa minore competitività del territorio».
Marras assicura, intanto, che il polo logistico non sarà un insieme di piazzali e capannoni, ma «un’area produttiva ecologicamente attrezzata, con standard efficientissimi dal punto di vista dell’impatto paesaggistico e ambientale... Da un punto di vista funzionale sarà un’area di interesse nazionale che si colloca in un quadro della logistica internazionale. C’è un interesse conservativo evidente - conclude - ma non possiamo pensare che il nostro paesaggio sia arrivato così come è direttamente dagli etruschi, senza altri interventi dell’uomo. Non si può pensare che il territorio non possa esser toccato in assoluto».




